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In un'importante decisione, la magistrata riconosce la possibilità di ridurre la tassazione sugli utili offshore

18 set
Tempo di lettura: 2 min

Originariamente pubblicato il 22 giugno 2026


Nel maggio 2026, la 17ª Sezione Civile Federale di San Paolo ha concesso un provvedimento cautelare in risposta a un mandato di sicurezza preventivo presentato con l'obiettivo di contestare l'applicazione dell'Imposta sul Reddito, con aliquota del 15%, sugli utili prodotti da una società offshore durante l'esercizio 2025. Nel provvedimento, la magistrata ha riconosciuto che gli argomenti presentati dai ricorrenti consentono effettivamente la riduzione della base imponibile in tale ipotesi, sospendendo parzialmente l'esigibilità del tributo fino al giudizio definitivo del mandato di sicurezza.


In sintesi, i ricorrenti hanno sostenuto che l'IR non sarebbe dovuto nella misura in cui, a causa della fluttuazione del tasso di cambio, si è verificata una perdita patrimoniale nella posizione dell'investimento all'estero (in real) nonostante la registrazione di un utile contabile nella società offshore durante il 2025.


In ogni caso, il ricorrente non intendeva contestare la legittimità del regime di tassazione degli utili prodotti annualmente dalle entità controllate all'estero, istituito ai sensi della Legge n. 14.754/2023. Si è trattato, in realtà, di una discussione riguardante il principio della capacità contributiva, apparentemente inesistente nel caso concreto.


In questo contesto, un importante precedente è l'orientamento della 4ª Sezione del TRF della 3ª Regione, che ha stabilito quanto segue: la variazione del tasso di cambio del valore dell'investimento non deve rientrare nella base di calcolo dei tributi incidenti sul reddito, poiché eccede il concetto di utile previsto dall'art. 43 del CTN (Codice Tributario Nazionale). In tal senso, il guadagno derivante dal tasso di cambio che non produce un effettivo incremento patrimoniale non deve essere considerato reddito assoggettabile a tassazione. L'orientamento del TRF trova riscontro nel Tema di rilevanza generale 962 del STF (Corte Suprema Federale), secondo il quale la materialità dell'imposta è collegata all'esistenza di un incremento patrimoniale.


La controversia evidenzia che il meccanismo della Legge n. 14.754/2023 non tiene conto del principio della capacità contributiva, imponendo la tassazione automatica dell'utile annuale registrato dalla società offshore indipendentemente dalla verifica di un effettivo incremento patrimoniale per il contribuente. Vi sono casi in cui, a causa della variazione del tasso di cambio registrata in un determinato periodo, il fatto che una società offshore abbia prodotto un utile non significa necessariamente che: (i) la persona fisica controllante abbia ottenuto un incremento patrimoniale in virtù di ciò, né (ii) che la posizione dell'investimento all'estero, in real, sia aumentata. In tali situazioni, quando viene dimostrata l'inesistenza di un incremento patrimoniale, l'insistenza del Fisco nella riscossione dell'IR al 15% costituisce una misura meramente fiscale e coercitiva.


Riteniamo che la stessa logica potrebbe essere applicata per contestare la tassazione dei guadagni non realizzati ("Unrealized Gain"), che finiscono per comporre l'utile registrato nei bilanci della società offshore. In modo analogo, si può sostenere che tale importo non rappresenti un reddito economicamente disponibile e che, per tale ragione, non dovrebbe essere assoggettato a tassazione. Anche in questo caso, ci troviamo di fronte a una situazione in cui l'utile contabile può non riflettere necessariamente un effettivo incremento patrimoniale.


Resta ora da vedere se decisioni simili tenderanno a moltiplicarsi nei prossimi mesi. La Lorusso & Partners continua a monitorare tutti gli sviluppi relativi al tema e rimane a disposizione per chiarire qualsiasi dubbio pertinente, nonché per l'elaborazione di strategie personalizzate di pianificazione fiscale, patrimoniale e successoria.

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